Luce! Finalmente, dopo dieci ore, chiusi in quell’orrido edificio grigio e scalcinato, uscimmo e fummo invasi della luce penetrante di un chiaro pomeriggio d’inizio estate. Immagino che lei dovesse trarne particolare gioia, amò sempre la luce. Si attardò a salutare tutti, era felice quel giorno; poi s’incamminò stando attenta a non perdere neanche un raggio del prezioso sole. In quei momenti la sua anima sembrava volare e si sentiva trascinare in alto, leggera. Ogni cosa sotto quella luce era bella, ma il parco pareva essere fatto di seta e oro, il suo cuore esultava camminando in mezzo agli alberi.
Due mani l’afferrarono sbattendola violentemente a terra, il sapore del sangue in bocca la colse impreparata, avrebbe voluto gridare e dimenarsi, ma sangue e terra le impedivano di parlare e la soffocavano mentre qualcosa di freddo le penetrava il collo. L’ultima cosa che vide furono le sagome di due uomini che la trascinavano via.
“NIENTE di quello che vedrete o sentirete ha importanza! NIENTE di ciò che troverete lì vi dovrà fermare! NIENTE di ciò che farete avverrà ufficialmente! ma soprattutto NIENTE di ciò che accadrà dovrà uscire da qui..o io per primo strapperò la vostra piccola lingua biforcuta. Ora andate e portatemi la ragazza!”
Buio. Non erano i suoni spezzati che le arrivavano confusi in quella semi incoscienza, né le incoerenti immagini che le si affacciavano alla mente a farle paura; più d’ogni cosa la terrorizzava quella totale assenza di luce, quel buio freddo, che pareva dovesse infilarsi nelle sue ossa e dilaniarla; tutto ciò che voleva era scappare, allontanare il buio che portava con se quell’inquietante domanda: perché? Non capiva e non voleva capire dove fosse. Era come se sapesse che la risposta non le sarebbe piaciuta.
“ANDIAMO ANDIAMO ANDIAMO! Muoversi! Non siamo qui per fare un picnic! Muovetevi!”
Non che Sam fosse un veterano, la definizione era un po’ incompatibile con la sua giovane età, ma sicuramente non era la prima volta che si trovava in una situazione del genere; diciott’anni di vita, e già un numero consistente di missioni sulle spalle in quasi altrettanti reparti e organi diversi. Non era molto che si trovava nell’O.P.2, ma abbastanza da riuscire ad ignorare le urla del capitano in seconda Tubal.
I piloti stavano velocemente effettuando la manovra d’avvicinamento, e le urla ripassavano per la centesima volta il piano d’attacco. Gli elicotteri atterrarono in una piccola radura situata poco più in alto di una serie di squallidi fabbricati in cemento. Quando toccò terra e si guardò in torno Sam notò per la prima volta l’imponenza delle forze schierate; sapeva che questa missione era importante, ma non pensava fosse necessario tutta questa mobilitazione ” per una ragazzina!”.
Era assegnato alla squadra di recupero, in pratica lui ed altri tre sarebbero dovuti penetrare nel casermone di sinistra e portar via la ragazza mentre gli altri attiravano l’attenzione. Conosceva nei minimi dettagli il piano ed era sicuro del successo, nonostante ciò mentre strisciava nel bosco verso le costruzioni sentì una stretta allo stomaco come non n’aveva dalla sua prima missione.
Urla. I rumori sottili delle macchine lasciarono spazio alle urla d’allarme che risuonavano per tutto il campo. Avvertì delle ombre intorno a se che si muovevano velocemente. Poi di nuovo l’orribile sensazione di un ago piantato nel collo.
“e dai muoviti ragazzina, in fretta, prima che qualch’uno possa entrare qui” due mani l’afferrarono tentando ritirarla su. Il sonno le chiudeva gli occhi, ma l’eccitante era potente, barcollò tentando di alzarsi, quando fu finalmente in piedi uno sparo le lacerò i timpani e fu trascinata a terra.
Qual’cosa le pesava sul petto impedendole di respirare, con uno sforzo immane aprì gli occhi tentando di tirarsi su; due occhi spenti la fissavano e dalla bocca usciva ancora un filo di sangue che colava sul suo seno.
Urlò con quanto fiato aveva in corpo e spinse lontano da se il cadavere.
Subito un ragazzo dai capelli scuri si gettò su di lei premendole una mano sulla bocca. “Fa un altro scherzo del genere e ti scuoio, ti sto salvando o no?..Ora sta ferma che devo finire un lavoro” detto ciò si alzò e armeggiò con i macchinari lì intorno.
“Sam tutto bene?”un uomo dall’aspetto massiccio entrò violentemente sbattendo la porta. Sam non si girò nemmeno.
“Si, bene, ma tu vedi di non fare chiasso come quell’isterica lì”
“Isterica a chi?!”protestò la ragazza, Cora , ritrovando il sangue freddo punta dalla provocazione, ma lui scosse la mano con indifferenza da sopra la spalla.
“bhe sbrigati, io torno fuori dagli altri”.L’omone si girò ed uscì.
“Ma chi siete?” chiese lei.
La sua domanda cadde nel vuoto. Passarono un paio di minuti in silenzio che parvero interminabili, Sam lavorava al computer e sembrava essersi scordato di lei, indossava una divisa da militare mimetica ed aveva un basco blu in testa, anche l’uomo che era entrato era vestito, così ricordò. Da fuori provenivano rumori e urla confuse, ora più vicini ora più lontani; era impossibile capire cosa stava accadendo.
Un boato più forte degli altri fece tremare il fabbricato.
“per dio muoviti Sam!”esclamò una voce da fuori.
“finito” Sam estrasse la pistola e sparò più volte contro le macchine che esplosero. Con la mano libera dalla pistola strattono Cora costringendola ad alzarsi e la spinse fuori.
Appena guardarono fuori rimasero impietriti: l’intero spiazzo era coperto da cadaveri e corpi che si contorcevano gemendo, l’aria era satura di sangue e polvere da sparo, tanto da rendere difficile il respiro. Ancora però si udivano spari poco lontano che si avvicinavano velocemente. Sam non perse tempo e la trascinò via lungo il bordo della costruzione.
“Questo è l’inferno…”
girando l’angolo si trovarono di fronte all’enorme uomo che Cora aveva visto poco prima, era seguito a breve distanza da altri due uomini, di cui uno sanguinava copiosamente alla testa.
“Ruben!si può sapere dove eravate?”
“scusaci Sam, ci ha chiamato Tubal, e poi tu te la sai cavare”
“ma cosa è successo?”
“non so, eravamo col capitano in quel casermone giallo quando abbiamo sentito un’esplosione e siamo corsi qua trovando tutti morti”
“già… cosa ci faceva Tubal lì non doveva guidare l’attacco?”
“cos’hai detto?”
“nulla, sarà meglio andare”concluse Sam avviandosi verso il bosco.
C’era solo più un fabbricato da superare ma da lì dietro provenivano voci concitate. Si avvicinarono cautamente alla costruzione.
Ruben si affacciò oltre l’angolo della casa.
“si può passare,ma Sam ,devo dirti una cosa.” Sam si avvicinò e i due parlarono sommessamente per un’po’, il volto di Sam già teso si contrasse ulteriormente.
“bene, bisogna attraversare lo spiazzo di corsa ed infilarsi nel bosco il più velocemente possibile. Al mio segnale andiamo. Tu ragazzina, se vuoi un consiglio QUALUNQUE cosa succeda non voltarti e non guardare a destra. Corri e basta.” Dicendo ciò Sam le scoccò un lungo sguardo penetrante.
“ok,ORA!”
L’uomo ferito ed il suo compagno scattarono in avanti. Cora fu trascinata avanti dalla potente mano di Ruben,in fondo veniva Sam
I primi due stavano già entrando nel bosco quando dietro di loro si sentì sparare. Cora si girò di scatto.
Lì, ad un centinaio di metri da lei, lungo il muro di un fabbricato stavano allineate una trentina di persone. Tutti legati mani e piedi, con le spalle al muro. Davanti a ciascuno stava un soldato con in mano un fucile.
Quando Cora si girò vide i militari far fuoco uno dopo l’altro e i corpi dilaniati cadere scompostamente inondando la terra di sangue.
In un attimo l’invase tutto l’orrore e la pietà per ciò che stava vedendo e si slanciò verso quell’orribile scena. Prontamente Sam la bloccò e la trascinò nel bosco aiutato da Ruben.
“Non puoi fare niente per loro capisci?!”le diceva Sam scuotendola violentemente
“sono morti. Ora alzati e cammina!”la sollevò e iniziò a trascinarsela su per la salita.
Cora era sconvolta, fino ad allora la tensione le aveva impedito di piangere, ma adesso era troppo, la stanchezza e l’orrore l’assalirono e pianse; avrebbe voluto fermarsi e sciogliersi in lacrime ma la mano di Sam si stringeva forte sul suo braccio e lei non aveva la forza di opporsi. Si accorse a malapena di salire su un elicottero e dei feriti che lo affollavano; si sedette dove la spinsero e si addormentò.
