Travaglio-Schifani, cos’è la libertà d’espressione?

By lateladicarlotta

Ieri, aprendo internet, la mia homepage ha aperto come sempre il sito di repubblica su cui campeggiavano in bella vista vari articoli sull’intervento di Travaglio a “che tempo che fa”. Non avendo la TV a casa non avevo visto tale puntata ma grazie alla magnifica potenza della rete l’ho recuperata con facilità.

Ho così potuto vedere l’intrevento incriminante, che non mi è parso nemmeno lotanamente offensivo(si, va bbeh, forse un po’, per la storia della muffa. Ma quello è umorismo, non insulto via), al massimo si potrebbe definire diffamatorio, se non fosse supportato dai fatti. Senza contare che il senso comune mi fa dire che in TV si dice ben di peggio( il nostro presidente del consiglio insulta me e buona parte degli italiani senza che nessuno gli dica che c’è bisogno del contraddittorio…).

Mi sono quindi stupita di quanta rilevanza avesse assunto e sono andata a leggermi qualche articolo. (Tralascio, o meglio dovrei, il fatto che mi hanno dato più notizie le testate di destra che L’Unità, che riportava solo sommariamente gli attacchi lanciati da ogni parte, chissà forse per difenderlo meglio?).

Reprimendo l’incontrollabile fastidio provato nel leggere le dichiarazioni non solo dei politici di destra, ma anche di esponenti del pd, e l’indignazione nel constatare come a Travaglio non sia nemmeno riconosciuto il diritto/dovere di rispondere lui stesso delle sue parole (e debbano invece essere processatialtri, Fazio, che tempo che fa ed il servizio pubblico in primis, per affermazioni pensate ed esposte unicamente da Travaglio stesso),mi è a poco a poco saltato agli occhi un’aspetto che passava inosservato ma che è per me divenuto il problema principale.

Le critiche rivolte al suddetto Travaglio, non vertevano sull’inapropriatezza (nel senso che non stà bene..) dei suoi attacchi, ed ovviamente, non attaccavano il suo diritto alla libertà d’espressione, si limitavano a distorcerla. Ad esempio invocando una supposta necessità di un contraddittorio.

Ora, tecnicamente, a me sembra che: 1) il principio del contraddittorio sia pensato e riferito all’ambito processuale (non si può processare uno senza che questi sia presente e possa intervenire), 2) la libertà d’espressione (in questo caso di cronaca e critica) diventa diffamazione solo quando: a) non vi è un interesse pubblico alla notizia; b) i fatti narrati non corrispondano a verità; se la sua dicharazione non risponde a tali caratteristiche, Travaglio ne riponderà in tribunale, d’altro non può essere accusato. Queste considerazioni mi fanno sembrare ancora più inquietante il fatto che per difendere Schifani, non si siano basati sull’inconsistenza dei fatti citati, e quindi sul fatto che queste ultime siano diffamatorie, ma si sia cercato di far soggiacere un principio fondamentale come quello d’espressione a qualcos’altro (vuoi la necessità d’un contraddittorio, vuoi una presunta necessità di buon costume).

I principi, come le parole, hanno un significato preciso, ed è secondo quest’ultimo che vanno utilizzati. E’ ingiusto, subdolo e vile (oltre ad essere tipico delle dittature) sfruttare l’ignoranza del preciso significato di tali concetti per poterli forzare e portare ad indicare qualcos’altro (spesso il loro opposto). E mi costringe a pormi una domanda che non vorrei dovermi fare: finiremo, come profetizzava Orwell, in un mondo dove la critica del il confronto saranno impossibili poichè ogni cosa indicherà tutto ed il contrario di tutto?

p.s. sul sito della rai hanno tolto l’intervista a Travaglio, e sì, Berlusconi può insultarmi legalmente ed io no.

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